STUDIO CLINICO DI PSICOTERAPIA E SESSUOLOGIA
STUDIO CLINICO DI PSICOTERAPIA E SESSUOLOGIA
Studio Clinico di Psicoterapia Analitica e Sessuologia telefono n° 0648913260 iscrizione Albo Professionale n°4869 abilitato alla Psicoterapia codice Ateco 86.90.30
Studio Clinico di Psicoterapia Analitica e Sessuologia  telefono n° 0648913260iscrizione Albo Professionale n°4869 abilitato alla Psicoterapiacodice Ateco 86.90.30

Lo studio Moncada Zarbo aderisce alla campagna di Promozione della Salute durante la emergenza causata dal Covid-19 dell'Ordine degli Psicologi del Lazio 

 

 

CORONAVIRUS, DPCM 22 MARZO 2020
Gli studi di psicologia possono continuare la loro attività.

Lo studio del dottor Moncada Zarbo rimarrà come di consueto aperto, è anche disponibile una piattaforma per il collegamento web.

Lo studio aderisce alla campagna dell'Albo degli Psicologi e dei Medici per le psicoterapie di supporto online.

Nelle sedi di via Cavour e Via degli Scipioni il setting è sanificato dopo ogni seduta con un intervallo di 30 minuti tra un appuntamento e il successivo. Sono stati adottati tutti i protocolli di sicurezza, e i dispositivi come previsto dai decreti emergenziali e successive modifiche.

Le sedute di psicoterapia di gruppo e i gruppi di training e formazione sono al momento sospesi.

La supervisione e il training proseguono sulle piattaforme messe a disposizione dai centri di ricerca e formazione.

 

 

 

23 marzo 2020

Coronavirus, Dpcm 22 marzo 2020
Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha adottato un nuovo decreto contenente ulteriori disposizioni per il contenimento e la gestione dell’emergenza Coronavirus, che trovano applicazione sull’intero territorio nazionale.

Il dispositivo normativo, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22 marzo, sospende da lunedì 23 marzo lo svolgimento di alcune attività produttive e commerciali ritenute non essenziali, escludendo tuttavia dal suo campo di applicazione le attività di assistenza sanitaria in generale, identificate dal codice Ateco 86.

Gli studi professionali di Psicologi e/o Psicoterapeuti (codice Ateco 86.90.30) potranno pertanto continuare a erogare prestazioni professionali, nel rispetto delle misure di prevenzione igienico sanitarie del Ministero della Salute.

Pur essendo consentito ricevere pazienti presso il proprio studio, l’Ordine ribadisce l’invito a far ricorso a modalità di interazione a distanza, in tutti i casi in cui ciò sia possibile, al fine di ridurre al massimo gli spostamenti fisici rinviabili a situazione di cessata emergenza.

Leggi DPCM 22 marzo 2020 sul sito web del Governo italiano

Contatta lo Studio Clinico, Link alla pagina contatti.

 

Articolo su Sesso e Desiderio. Autore Danilo Moncada Zarbo psicoterapeuta.

Pubblicato il 30 marzo 2019

Precedente pubblicazione "Sulla fame di Sesso"  articolo del 20.09.2016

"Fame e SESSO".

 

30 Marzo 2019 Articolo di Danilo Moncada Zarbo su: "La fame di sesso".

Sesso e bisogno di sesso, sesso auto negato, sesso bulimico, quello praticato che non coincide con quello desiderato, le droghe come induttrici della fame di sesso o la repressione sessuale che utilizza gli stupefacenti per essere vissuta. Esplorazione anche attraverso la storia di casi clinici

 Il sesso costituisce un elemento della identità umana. Sia che lo si intenda come genere biologico (machio o femmina), sia che lo si intenda come desiderio di intrattenere relazioni sessuali con altri o con se stessi: il sesso rimane un elemento identitario e profondo.

La fame di sesso è un bisogno legato prevalentemente ad alcuni fattori, tra questi ad esempio la deprivazione di sesso, il grado di allontanamento tra il sesso praticato e sesso desiderato, il sesso compulsivo e bulimico.

La deprivazione del sessoimposta da fattori culturali, politici e sociologici crea una forte frustrazione; questa frustrazione è usata da stati autoritari o a forte ingerenza integralista per attuare il controllo sociale o per indirizzare il malcontento verso obiettivi precisi.

Le società fortemente repressive convogliano la rabbia conseguente alla frustrazione verso l’intolleranza nei confronti delle minoranze, delle diversità e dello straniero.

Lo spostamento della frustrazione è stato ampiamente analizzato nel corso di tutto il XX secolo, a partire da Freud, fino ai nostri giorni.

La analisi dell’Epistolario tra Freud ed Einstein, “Perché la Guerra”, edito da Einaudi, è un piccolo capolavoro della intelligenza umana che riflette sui propri errori e sui propri meccanismi.

Il sesso, quando consapevole e maturo, libera da meccanismi aggressivi e regressivi. L’ energia, non più frustrata viene liberata e reinvestita in oggetti reali.

In altre parole, la frustrazione ha come obiettivo l’impedimento di raggiungere uno scopo (piacere); fino ad una certa soglia la frustrazione funziona perché favorisce l’adattamento della persona alla società. Oltre questa soglia la frustrazione innesca dei meccanismi potenti che bloccano la persona, ne impediscono ogni forma di realizzazione.

La mente, infatti, oltre questa soglia immagina che ogni piacere sia il piacere sessuale e quindi provvede a bloccarlo. Cosi Uomini e Donne frustrate riescono talvolta a realizzare un singolo aspetto della propria vita (il lavoro o un ruolo specifico ad esempio genitoriale) di fatto però impedendosi di realizzarne altri perché vissuti come pericolosi. Il raggiungimento del piacere viene represso e frustrato in qualunque forma si presenti fuori dal recinto consentito.

Per questo motivo il consumo di droghe e sostanze stupefacenti in campo sessuale è cosi enormemente cresciuto.

Persone che in realtà hanno un grosso problema con la loro sessualità, frustrazione, usano dei ponti per raggiungere un piacere che altrimenti non si consentirebbero.

Spesso le fantasie profonde di questo tipo di personalità sono differenti da quelle che si consentono di praticare.

Uomini che negano il loro orientamento sessuale utilizzano la cocaina e le nuove sostanze perenormi giri di sesso che si concludono in bui sottoscala con il sesso rubato. La controindicazione in termini di impotenza, mancata erezione del pene, viene bilanciata dall'assunzione di farmaci.

La distanza, tra fantasia e sesso realmente praticato, rimane anche mentre si fa sesso.

Ha un filtro questo sesso che è quello della sostanza, sostanza che diventa insieme attivatore potente e potente giustificazione.

Uomini e donne che non accettano le proprie fantasie, di per sé innocue, creano mondi rigidi e pieni di formalità.

I rituali del sesso, ad esempio le regole restrittive dei locali swinger (ndR: semplificando, locali destinati allo scambismo e agli incontri tra coppie e single) apportano un contributo importante certo alla ridefinizione delle regole della eccitazione.

Anche se la persona è consapevole del rituale, non può fare a meno di utilizzarli, serve a placare l’ansia della eccitazione.

Un meccanismo ripetitivo simile ai rituali magici del bambino.

Luoghi importanti quelli dei club di scambio, ma nei quali vige un codice di mediazione, codice molto restrittivo anche lì dove tutto apparentemente è permesso.

Una coppia mi racconta della loro frequenza dei luoghi di scambio di Barcellona, la fantasia è quella di una enorme potenza dell’uomo e di una compagna di giochi affettuosa che farà tutto per lui. Nel locale l’uomo manterrà lontani i single per consentire alla donna di scegliere uno o più partner. Come in un cerchio magico protettivo non sarà consentito ad altri di entrare nel gioco se non attraverso un protocollo di attesa, di erezioni immediate e visibili.

Il paziente infatti non raggiunge l’erezione se non quando, sgravato dall’obbligo e dalle aspettative, avrà delegato all’altro la potenza e si potrà finalmente concentrare sul suo piacere.

La trasgressione codificata serve ai processi di rimozione, la narrazione del come si deve fare sesso nei luoghi della trasgressione serve a mantenere un controllo e un potere, senza il quale l’angoscia del rimosso affiorerebbe.

Il processo di acquisizione del potere con delega ad altri della penetrazione o della eccitazione, consente al paziente in questione di sollevarsi dall’obbligo e può godere delle sue fantasie.

Negli ambulatori clinici è frequente incontrare pazienti con un vissuto di forte repressione sessuale che viene trasformata in fame compulsiva. Fame di tutto, fame di sesso.

La pulsione sessuale agisce creando un bisogno (biologico) ed è straordinario osservare come in pazienti anoressici (che si affamano) la pulsione venga spenta. Infatti il bisogno di mangiare è un bisogno fisiologico che ha delle conseguenze psicologiche che prendono il nome di pulsioni, il soddisfacimento delle pulsioni e del bisogno viene percepito come piacere. L’organismo affamato dell’anoressico è indebolito a tal punto da non manifestare più alcuna pulsione.

Il tema ricorrente in pazienti anoressici era proprio la perdita/paura del piacere, il loro corpo reso trasparente perdeva le connotazioni sessuali inclusa l’appetibilità.

Un mio paziente di anni fa iniziò il lavoro terapeutico a partire da una forte intossicazione da cocaina.Per due mesi dichiarò di chiamarsi con un nome che poi risultò non essere vero.

Si vergognava di raccontare una vita non sua, fatta di inganno e di intossicazione.

Si riconosceva soltanto quando declinava il nome falso e non il proprio.

Il suo vero nome era infatti il compromesso con se stesso, quello che lo aveva reso oramai estraneo a se stesso. Era un nome famoso, sui giornali, potente ma non era più il suo.

Consapevole del prezzo che pagava a questa dualità, si consentiva di fare il sesso che gli piaceva soltanto travestendolo, addomesticandolo, per poi lasciarlo esplodere per giorni chiuso in un appartamento della periferia romana con travestiti.

Ovviamente il problema non è fare sesso con travestiti. Il problema era invece la repressione di quell’uomo che di giorno urlava la sua omofobia e l’orrore per il sesso fuori dal matrimonio e la notte con la cocaina utilizzava i corpi degli altri e il proprio con il distacco della patologia che oramai lo divorava.

Il sesso è bello in ogni sua forma e gradazione, ma stiamo raccontando di persone che lo vivono in modo compulsivo. La loro fame ha travalicato il bisogno e si nutre di oggetti indigeribili perché sostituiscono ciò che veramente desiderano.

Fu molto laborioso capire quanto la cocaina inducesse la fame di sesso per essere assunta o quanto la repressione sessuale utilizzasse la cocaina per essere vissuta.

Quest’uomo riconobbe il suo desiderio represso solo a fine terapia e si stupì dell’essere sempre stato innamorato di una stessa persona. La stessa identica persona che gli fu accanto dai suoi 16 anni.

Alcuni altri pazienti portano vissuti differenti, bisogno di fuga da relazioni sbagliate con la perdita del desiderio, bisogno di variare la routine sessuale e la relativa frustrazione, fantasie di potenza. Alcuni sono annientati dal senso di colpa per il desiderio divergente rispetto alla coppia, altri si scoprono monogami dopo anni di pansessualismo.

Una paziente per anni ha implorato il marito di non trattarla come una bambola gonfiabile e in seduta disse: Lui chiede che io gli faccia un Pompino ma non si sogna mai di leccarmi. Il marito rispose: ma la Vagina non è pulita!

Questa dinamica portò la coppia a cercare un appagamento al di fuori della stessa che si trasformò in una fame di sesso.

Nessuno dei due era realmente soddisfatto e non osavano mettere in discussione la coppia. Semplicemente non facevano più sesso dentro la coppia.

Ovviamente il problema non è fare sesso soddisfacente fuori dalla coppia, ma il vissuto di infelicità dei due pazienti accendeva un riflettore.

Il lavoro, in casi come questo, è anche di tipo informativo. Far conoscere all’uomo la realtà della vagina non è poco.

La vagina infatti è una grande sconosciuta al mondo maschile.

Le fantasie pornografiche e ore di ginnastica tra le lenzuola, non hanno portato all’ampliamento delle conoscenze sul mondo della vagina.

In questo caso fu importante per l’uomo sapere che la vagina, salvo patologie, è di per se autopulente. La sua flora batterica provvede alla sua pulizia e dopo il ciclo produce dei fluidi che eliminano le cellule morte rendendola per cosi dire nuova di zecca. Lo stesso ciclo peraltro consente alla donna di sviluppare un rischio ridotto rispetto ad alcune malattie degenerative, ma questo non è il nostro argomento.

L’immagine della vagina autopulente consentì all’uomo di interrogarsi sul fatto che non essendo il pene una vagina forse autopulente non era.

Risolti in una seduta due problemi: di ignoranza dell’uomo e di pudore della donna nel richiedere maggiore igiene al marito.

Un altro paziente, tossicodipendente poliassuntore, utilizzava la ricerca di cocaina per andare incontro a pestaggi e rischi.

Era un paziente gravemente autosvalutante e utilizzava ogni occasione per procurarsi del male o farsi picchiare.

Il modo più utilizzato era non pagare i suoi spacciatori fino a quando questi non lo picchiavano. Questo gli provocava una intensa eccitazione che diventava poi la ricerca di partner a pagamento, con i quali però non raggiungeva l’orgasmo.

Il circolo era continuo e la ricerca durava giorni e giorni fino al crollo psicofisico.

Durante l’ultimo ricovero decise di chiedere aiuto, ma il denaro della prima seduta fu usato nuovamente per l’acquisto di cocaina e il solito cortocircuito.

Il lavoro lungo e doloroso portò quest’uomo a vedere la realtà, a esplorare un vissuto di esclusione e di abbandono, di violenza e sopraffazione che non avevano consentito uno sviluppo funzionale della personalità.

Difficile anche qui distinguere quale fu il ruolo delle sostanze e quale il ruolo di un vissuto straziante e doloroso. Ovviamente entrambi guidarono il lavoro terapeutico.

La normalità delle variazioni della sessualità fa sì che oggi la comunità scientifica adotti dei termini e dei descrittori più rispettosi della realtà delle persone. Siamo in grado di descrivere i fatti del sesso, non a partire dalla cattedra o dal microscopio, ma a partire da quello che realmente le persone fanno a letto nelle loro stanze o dietro i cespugli o nei locali o nelle macchine.

Il superamento dei pregiudizi offre una opportunità per meglio descrivere il sesso.

I problemi connessi alla nutrizione del sesso o meglio alla nutrizione difficile del sesso, hanno oggi modelli interpretativi validi e strumenti per l’intervento psicologico efficaci.

Il farmaco, utile e disastroso a seconda di come lo si impieghi, è uno degli strumenti, a mio parere il meno efficace.

In una società dove la psicoterapia è costosa, indubbiamente il farmaco è uno strumento di più facile accesso, ma non risolve il conflitto che è dietro la fame del sesso o la sua denutrizione.

Il farmaco privato delle fantasie sessuali non agisce, un pene senza fantasia è noioso esattamente come una vagina senza libertà o viceversa.

I genitali maschili e femminili necessitano di essere collegati alla fonte delle fantasie, al gioco fantastico dell’affidamento, è una esperienza di contatto con l’altro e con se stessi. È vero che il cervello è il primo degli organi genitali, ma questo non vuol dire che il sesso sia cerebrale.

Il sesso si nutre del piacere e del ricordo del piacere, si nutre del contatto e del ricordo del contatto, si nutre della esplorazione e del viaggio, si nutre del coraggio di essere se stessi.

Danilo Moncada Zarbo, psicanalista

a Roma - Studio clinico di psicoterapia analitica e sessuologia clinica

telefono: 0648913260

e-mail: moncada.zarbo@gmail.com

articolo sulla disforia di Genere, transessualismo e transfobia
Rotary Club Riconoscimento alla carriera premio Siciliani di Pregio a Danilo Moncada Zarbo di Monforte Riconoscimento alla carriera per il dott. Danilo Moncada Zarbo " Premio Siciliani di Pregio"

Articoli e Pubblicazioni di Danilo Moncada Zarbo

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L’Identità di ogni individuo è legata a un meraviglioso intrecciarsi di elementi, come in un antico e modernissimo telaio viene tessuto un capolavoro di informazioni trasmesse filogeneticamente o apprese.
Le aree neurolinguistiche del cervello deputate alla codificazione dell'esperienza, svolgono una funzione straordinaria nella formazione del nucleo dell’identità, quello che gli psicanalisti chiamano “Se Nucleare” che si struttura da 0 a 3 anni.
Dice Spitz (1957) “Il bambino immerso in un bagno di parole prima ancora di imparare a parlare, impara il senso delle parole e i nessi tra le parole e le cose in una rete inestricabile di vissuti emotivi e percettivi”. La parola diventa segno, il nome dato alla “cosa” sostituisce la “allucinazione” dell'oggetto assente desiderato, constata la separazione ma pone anche rimedio. Il bambino impara a dire Pappa e placa il desiderio (allucinazione in termini analitici) di far cessare la fame. Il linguaggio diventa l’elemento efficace del dirimere il caos percettivo ed emozionale. Le parole iniziano ad ordinare il vissuto e consentono al bambino di esprimere i bisogni. Logos, Verbum, Parola. La Lingua è detta Madre perché genera, codificandola, la realtà.
Proprio in questa fase dello sviluppo la parola è sacra, deve essere univoca e chiara. La descrizione deve corrispondere esattamente e univocamente perché costituirà un elemento straordinario nella struttura dell'identità del bambino.
La parola Amore dovrà corrispondere a un'esperienza con caratteristiche precise, Cibo dovrà essere appagante e buono, Caldo dovrà essere proprio quello. La Lingua Madre deve generare certezza e sicurezza senza compromessi.
Logos, Verbum, La Parola che era presso Dio e quando Dio parla dal Kaos emerge la terra che è madre degli uomini. La Lingua è lo strumento che consente di definire i confini, fornisce gli strumenti per misurarli e descriverli.
Prima che fosse il mare e il grande cielo/Che tutto avvolge, e prima della terra,/C’era, nell’universo, il volto solo/Della Natura: mole informe, rozza./Lo chiamarono Caos. Era null’altro/Che peso inerte, dove si ammucchiava/Una congerie di sementi opposte/Delle cose non bene amalgamate.
(Ovidio, Le Metamorfosi, trad. D’Angelo Matassa, introduzione di Moncada Zarbo Nuova Ipsa editore)
Esiodo, nella Teogonia, racconta come dal Kaos iniziale sorse la Madre Terra. Gaia, la terra genera da sola, genera molto e dà un nome a tutto, separa e ordina, genera anche Kronos il tempo. Questa partenogenesi genera Urano, il cielo, la cui pioggia benefica feconda la terra. Dall’unione con il proprio figlio nascono mostri. Sono giganti e ciclopi che potrebbero privare il Dio del suo potere (ed ecco il tema di Laio), verranno sprofondati dal padre fino al centro della Terra. Una “rifagocitazione” del partorito che provoca nella Madre tristezza e ira.
La popolazione mondiale è accomunata da una predisposizione genetica a imparare una lingua che consenta di esprimere concetti e di descrivere. 
Non esiste un'unica lingua originaria, tutte le popolazioni usano lingue di simile complessità, tutte possiedono sintassi e grammatica, tutte cercano di descrivere la realtà o di crearne una utilizzando significanti che descrivano il territorio di appartenenza.
L’appartenenza è un luogo nel quale apprendere, che scalda e che nutre ma ovviamente non è l’unico e non è unico. Ci sono molte terre e molte lingue, esistono molte appartenenze e tutte funzionano fino a quando nutrono.
Nel Paleolitico superiore emersero i linguaggi. Questa emersione è, per il mito, il Verbo che organizzò il Kaos. Per la Neuro Psicologia è l’accrescimento delle aree neurolinguistiche che  organizzano e nominano l’esperienza. Per noi è il miracolo del comportamento umano moderno, innato e predisponente ma anche potenziale. La lingua supera le vecchie forme di relazione dei primati.
Il lungo passaggio, attraverso Mito e Ricerca, esplora la connessione tra Terra e Lingua, entrambe Madri.
Natura e Cultura.
Il nome e il linguaggio definiscono un territorio, lo identificano e forniscono gli strumenti affinché sia fruttuoso. Fin quando serve.
Accade poi che l’ordine sia stravolto, che la terra come il linguaggio vengano avvelenati, stuprati, distrutti.
La terra diventa la discarica dove nascondere il mostro, il veleno. La terra contaminata ritorna all’orrore dei figli mostruosi “reinvaginati” da Krono. 
E la lingua? Diventa schizofrenica, dice e racconta quello che non è. È finzione, mistificazione. L’orrore nascosto della Terra dei Fuochi genera la sua follia e la sua malattia.
Sappiamo che lo schizofrenico perde il contatto con la sua realtà, Egli pensa e agisce non all'interno di descrittori familiari, ma utilizza categorie prive della prossimità. Il suo obiettivo è allontanare la sofferenza, nascondendola dentro le parole private del significato.
Un caso interessante è quello dello scrittore Louis Wolfson autore schizofrenico di  “Ma mère, musicienne, est morte...” pubblicato nel 1984. 
Studente di lingue, Wolfson ha una forte resistenza nei confronti di tutto ciò che è materno: la lingua madre, il cibo, la malattia di sua madre. Louis esalta di tutto ciò che rinvia metaforicamente al padre:  il sapere, le catene di atomi, le lingue straniere.
Il suo bisogno è legato al come liberarsi della madre malata, come assomigliare al padre assente.
Cosi, anche la terra madre malata e la fonte autorevole assente producono disastri.
Fernando Arrabal rinuncia alla lingua madre dopo la fucilazione del padre causato dalla madre. Arrabal poi scrisse in Francese “La Pierre de la Folie”.
Un territorio schizofrenico genera la fuga dei suoi figli o il loro ammalarsi, un vissuto di abbandono e malinconia.
La terra ammalata ha perduto la stretta e severa correlazione tra significato e significante, la sua lingua non descrive più la realtà.
La lingua dei potenti che nascondono la malattia dentro il labirinto della loquela, tradisce i suoi figli.
Anni di lotte inascoltate di uomini e donne ammalate dalla terra che era ammalata, parole coperte dalle urla di chi negava. Eppure i dati erano lì, i tumori erano lì, il disagio e la povertà era lì, l’imbarbarimento era lì. Qual è allora la nuova prospettiva? Da cosa ripartire?
Da un processo catartico, consapevolezza e  riparazione.
I mostri dovranno essere nuovamente tirati fuori, la terra ripulita.
La parola Verde dovrà rappresentare nuovamente la linfa vitale e non il liquame.
La terra/Demetra liberata potrà nuovamente insegnare I modi migliori. La cultura del fare e della condivisione dovrà trovare un linguaggio che non finga di cambiare ma che sia cambiamento.
Vecchie parole sono morte per far posto alle nuove che meglio descrivano la realtà. Ma non dovranno fingere, il nuovo non potrà essere il vecchio travestito. 
Il nuovo correla risorse e strumenti, guarda oltre e accetta il cambiamento.
La Lingua Madre aderente alla realtà che descrive, è modello per la relazione tra soggetto e oggetto, tra individuo e ambiente. È una relazione di conoscenza stretta, unica. Ma a cosa serve?
Serve a connettere, a mettere insieme, a dirimere il Kaos. Serve a generare l’alternanza e il rispetto del tempo, delle stagioni. Serve a raccontare l’errore e gli orrori per non perdonarli e per non ricommetterli. Serve a creare, a fornire nuovi modelli quando i vecchi si ammalano. Serve a non buttare ma a riorganizzare, serve a fruttare e non sfruttare.
Serve a giocare, anche con le parole ma senza inganno, perché l’inganno porta a perdere ed a perdersi.

 

 

 

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Il modo che in cui i genitori trattano i propri figli è spesso il risultato di come essi stessi o solo uno di loro furono trattati da bambini.
Modelli familiari sempre così difficili da elaborare perché richiedono un doloroso atto di accusa verso chi amiamo e dichiararne spesso il fallimento. 
La violenza verbale e fisica vissuta in famiglia spesso diventa nei bambini un modello di comportamento aggressivo. L’esperienza descritta in questa vignetta ha un terribile elemento in più. Per ogni giocattolo che il bambino prenderà a
martellate distruggendolo ci sarà sempre un oggetto affettivo interno che andrà in pezzi. Un padre o una madre che perdono il controllo saranno martellate alla struttura della personalità del bambino, ogni oggetto rotto con rabbia fuori corrisponde ad un pezzo del mondo interno del bambino che va in frantumi. 
La perdita delle illusioni infantili, per la incapacità dei genitori alle prese con una catena di rabbia e frustrazione, ha un peso della strutturazione del futuro adulto. Il padre o la madre, le madri o i padri sono coloro che forniscono il nome e il denominatore della realtà. Esseri superiori cui affidarsi perché certi e sicuri, la perdita di questa fiducia è generatore esso stesso di vuoto e autosfiducia. 
Personalmente se osservo una di queste catene intervengo sempre, non lasciamo i bambini soli.

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Orari di ricevimento: dalle ore 10 alle ore 21

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Per rendere più efficiente la gestione delle consulenze e degli appuntamenti presso il nostro Studio, mettiamo a vostra disposizione alcune informazioni per i pazienti:

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Le sedute hanno una durata di 45 minuti per la psicoterapia individuale ed un costo come da tariffa concordata in conformità al Tariffario Nazionale.

Le  Ricevute Sanitarie sono deducibili e la Psicoterapia viene rimborsata da alcune Assicurazioni Private.

Per ulteriori approfondimenti consultare la voce Codice Deontologico e Tariffario.

 

 

 

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